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Laura, una storia di ansia, timidezza e fobia sociale

Le guance di Laura prendevano fuoco ma lei non poteva farci nulla.  
Si sforzava di camminare disinvolta verso il tavolo del selezionatore. Procedeva a fatica ... 
    
....passo dopo passo mentre il calore del viso aumentava al pensiero di esser osservata.  L'albergo era quasi deserto. Uno dei pochi clienti era il selezionatore di personale, che esaminava i candidati all'ufficio amministrativo della nuova filiale di una grossa agenzia di trasporti. Laura aveva risposto all'annuncio ma era convinta che le dovesse andar male anche stavolta. Non avrebbe mai chiuso con quei lavoretti da fame. Moriva di paura all'idea di cambiare di nuovo l'ambiente e i colleghi di lavoro. Era uno strazio incontrare le persone, doversi presentare e fare conversazione. Sognava di chiudersi in una stanza d'ufficio senza alcun obbligo di "socializzare". 
    
    Entro pochi minuti sarebbe toccato a lei. Aveva tutti i requisiti richiesti, era precisa e coscienziosa, ma .... così insignificante, così inadeguata nelle situazioni sociali. 
  
    Un giovane cameriere le passò accanto. Laura sentì di sprofondare dalla vergogna: le chiazze di sudore si allargavano macchiando inesorabilmente la camicetta bianca. Il "buongiorno signorina” detto dal cameriere le sembrò sarcastico. La ragazza udì la propria voce tremula rispondere "buongiorno" e aveva perfino sorriso al cameriere. 
   Sorrideva sempre anche da bambina, quando le amiche della mamma la scrutavano impietosamente blaterando: "...vieni sù, fatti vedere, che bella bambina, ma... non sa parlare?" 
  
    "Pochi passi ancora, devi stare tranquilla", cercò di calmarsi respirando profondamente. La barista annoiata dietro al bancone sembrava non fare caso alla sua presenza, almeno fino a quando Laura non urtò lo sgabello facendolo cadere. Il botto attirò l'attenzione dei presenti e persino l'esaminatore alzò lo squardo, impassibile dietro agli occhiali. Il cuore di Laura si fermò per un' istante poi si mise a galoppare all'impazzata. 
    
   Rimettendo a posto lo sgabello, stava attenta a non rialzare la testa per non incontrare qualche sguardo divertito o compassionevole. Avrebbe voluto nascondersi o scappare...tremava tutta, sentiva un nodo in gola, le veniva da piangere. 
   
    Il candidato che la precedeva si alzò dalla sedia. Era un ragazzo carino e andando via sussurò: "in bocca al lupo!" nella direzione di Laura. Lei non lo sentì, sommersa dalle previsioni di sconfitta: "Non ho nessuna possibilità, non sarei dovuta venire. Mi potevo risparmiare questa figuraccia!". Tentava di asciugarsi le mani fredde e sudate con il fazzoletto di carta e di nascondere le unghie rosicchiate fino all'osso. 
  
   Quando si presentò all'uomo seduto di fronte, sentiva di non avere più scampo e le macchie sul viso si fecero ancora più rosse mentre bisbigliava sorridendo "Piacere, Laura" ....